Appuntamento al parco: la recensione.

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Complice l’imminente ritorno dell’Italia intera in zona rossa, ho determinato di trascorrere le prossime tre settimane leggendo libri, perdendo a scacchi contro il computer e ingozzandomi di film. E ho deciso che li recensirò, i film. Tutti. Uno per uno. Così magari, visto mai, potrai farne tesoro persino tu. Ieri sera mi sono visto, da Sky, Appuntamento al parco, film inglese del 2017 diretto da tale Joel Hopkins, regista e sceneggiatore classe 1970; uno che, giunto alla soglia del mezzo secolo, si è distinto più per la sua voglia di non fare un fico secco che per la produzione cinematografica. Giusto cinque i film al suo attivo. Mi ci fossi impegnato, io ne avrei girati di più. Appuntamento al parco è ambientato ad Hampstead, benestante sobborgo londinese, e vede protagonista Emily Walter. Interpretata dal premio Oscar Diane Keaton, Emily è una signora non più giovanissima, piacevole nei modi e curata nell’aspetto. Circondata da una cricca di amiche deficienti, Emily vive in un prestigioso condominio, sceglie con cura i suoi abiti e li indossa con elegante disinvoltura. Bellissimi i pantaloni larghi, le giacche di tweed, le scarpe un po’ mascoline, le camicie larghe il giusto e abbottonate sino al collo, e i foulard sempre azzeccati. Per colpa del defunto marito, però, Emily versa in un mare di debiti. L’idiota, infatti, non soddisfatto del suo disinvolto tradirla, è crepato lasciandola alle prese con una quantità industriale di bollette insolute. Mentre le sue amiche imbecilli tentano in ogni modo di farle frequentare un commercialista single e decerebrato quanto loro, Emily fa conoscenza con Donald Horner, un omone solitario, burbero ma buono, che vive da 17 anni in una baracca all’interno di Hampstead Heath, l’ampia area verde a nord di Londra.

 

Interpretato da Brendan Gleeson, il selvatico Donald è nei guai: un’impresa edile vuole sfrattarlo per demolire la baracca e costruirvi appartamenti di lusso. L’incontro tra Emily e Donald darà vita a un intreccio di vicende che vedrà i due attempati protagonisti impegnarsi nell’approfondire il loro rapporto e nel sostenere la causa di Donald contro lo sfratto. La storia, che si rifà a una vicenda realmente accaduta, è leggera, gradevole, sentimentale. Ho visto di peggio. Piacciono l’eleganza di Emily e il suo timido sapersi rimettere in gioco. Piace la determinazione con cui la vedova di origini americane sposa la causa dell’omone solitario contro l’impresa ricca e potente, peraltro diretta dal marito di una delle sue amiche sceme. Di Donald piacciono l’animo candido e la capacità di andare oltre il suo carattere e le sue abitudini. Piace meno la facilità con cui la storia si dipana e giunge al traguardo. C’era tanto spazio per rendere l’intera trama più approfondita e per articolare la sceneggiatura in maniera più coinvolgente. Insomma, c’è il sentimento, manca l’emozione. Peccato perché, se ben strutturate, le trame romantiche che vedono protagonisti personaggi in là con gli anni, possono suscitare belle emozioni. Niente male la fotografia. Quasi meglio di quel che sarei riuscito a fare io.