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Di mobilità urbana voi non capite un fico secco

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Siccome di mobilità urbana voi non ci capite un fico secco, ho deciso di impartirvi una nuova lezioncina, stavolta attorno a un argomento che, lo vogliate o no, vi coinvolge in prima persona. Perché se pensate di poter continuare a entrare nei centri urbani con la vostra automobilina puzzolente, inquinante e pericolosa prima o poi dovrete svegliarvi. E la sveglia, cari miei, sarà piuttosto traumatica. Dato che siete spesso addormentati forse non ve ne siete accorti ma le città sono soffocate dallo smog prodotto, tra l’altro, proprio dalle vostre orribili, costosissime, fumanti scatole di latta. Sapete quante ce ne sono di automobili come la vostra nel Belpaese? 38 milioni. Questo insieme allucinante di mostri a quattro ruote utilizzati senza criterio, ha fatto sì che nel 2018, per citare un esempio, ben 55 capoluoghi di provincia abbiano visto superati, un sacco di volte, i limiti giornalieri previsti per le polveri sottili e/o per l’ozono. A Brescia è successo in ben 150 giorni, a Lodi in 149, a Monza in 140 e a Milano in 135. Insomma, uno schifo insostenibile che trasforma i centri urbani in vere e proprie camere a gas. Roba da girarci con la maschera.

Voi non ci pensate, perché nelle vostre zucche rimbombanti i pensieri sono altri, ma mentre andate in centro a prendervi l’ultimo smartphone da 1500 euro o vi adoperate per il regalino di Natale ai vostri figlioletti, respirate veleno e lo fate respirare agli altri, figlioletti vostri compresi. L’Agenzia Europea per l’Ambiente calcola che nel Vecchio Continente muoiano uccise dallo smog qualcosa come 442.000 persone l’anno, l’equivalente di una città un po’ meno popolata di Norimberga. In Italia invece lo smog nel 2015 ne ha ammazzati giusto 60.600. Ciò vuol dire che ogni anno, da Trieste in giù, spediamo allegramente all’obitorio, al ritmo di 7 persone all’ora, una città come Legnano. Più di quanti ce ne spedisca l’infarto. E allora, invece di continuare a poggiare le flaccide terga sui sedili in pelle del vostro macchinone da sessanta rate di leasing, sarà il caso che cominciate a prendere in considerazione qualche soluzione alternativa.

Traffico cittadinoTraffico cittadino | marcotraferri.info

E quali sono alcune soluzioni alternative?

Di monopattini elettrici ho già parlato qui e di autobus non v’è certo bisogno di dire chissà che. È invece il caso di spendere due paroline attorno un fenomeno che sta vigorosamente prendendo piede nei grandi centri urbani e di cui voi, che di mobilità urbana non capite un fico secco, nemmeno sospettate l’esistenza: quello della sharing mobility, un insieme di servizi di spostamento individuale, quali lo scooter sharing e il bike sharing, che consentono di utilizzare scooter elettrici o biciclette in condivisione, pagando unicamente i minuti di utilizzo. Voi, che di mobilità urbana non capite un fico secco, ovviamente non lo sapete ma nelle grandi città italiane le compagnie che offrono questo servizio si stanno moltiplicando.

Secondo il 3º Rapporto Nazionale sulla Sharing Mobility, pubblicato nel mese di giugno 2019 dall’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility, il numero degli utenti della sharing mobility è salito nel 2018 a 5,2 milioni, con un aumento sul 2017 pari al 24%. Ciò vuol dire che rispetto al 2017 un milione di italiani in più hanno scelto di alzare le terga mollicce dal sedile dell’auto di proprietà per ricorrere a servizi di mobilità condivisa. Il tutto per un totale stimato di 35 milioni di spostamenti urbani. Cifre inimmaginabili sino a qualche anno fa, alle quali nel mio piccolo ho contribuito anche io, che lo sharing lo utilizzo ormai da un po’ e con molta soddisfazione a Milano, Roma e Torino, ove sono operative diverse compagnie. Tra queste vi segnalo Ecooltra, MiMoto, CityScoot, Zig Zag, GoVolt e, nel campo delle biciclette, MoBike e Uber. Quella che mi piace di più è Cityscoot. Ha mezzi nuovi, puliti, efficienti e ben tenuti. Ha l’unico difetto di avere, in dotazione sullo scooter, un solo casco. Il passeggero, se siete in due, deve portarselo da casa. Non sto qui a mettervi i link delle varie compagnie. Andateveli a cercare su Google; ci sta apposta.

Sharing Mobility
Sharing Mobility | marcotraferri.info

Vi dico invece come si fa per accedere al servizio.

È così facile che potreste riuscirci anche voi. Vi scaricate la app della compagnia che vi interessa, vi registrate, fornite la vostra mail e i dati della carta di credito; la vostra, ovviamente. Dopodiché scattate una foto alla patente, una alla carta d’identità e una al vostro inguardabile faccione. Caricate tutto sull’app e aspettate che vi arrivi la mail di conferma dell’avvenuta attivazione. A quel punto siete pronti per iniziare a muovervi con lo scooter o con la bicicletta, ammesso ne siate capaci. Rimane solo da individuare il mezzo più vicino a voi. Niente di più semplice. Aprite l’app e osservate la mappa. Vedrete, geolocalizzati, tutti i mezzi parcheggiati nei vostri paraggi. Individuate quello più  vicino, ci cliccate sopra così da prenotarlo, lo raggiungete, ci salite in groppa e vi togliete finalmente dai piedi. Tutto qua. Gli scooter sono tutti elettrici e silenziosissimi, viaggiano a una velocità massima di 45/48 chilometri orari e hanno un’autonomia di una quarantina chilometri, indicata quest’ultima in tempo reale sul cruscotto. Solo Zig Zag ha, nella sua flotta, modelli con motore termico. Alcune compagnie, d’inverno, dotano i loro mezzi di parabrezza e di coperta coprigambe, accorgimenti -questi- che si fanno apprezzare molto.

Scooter CityScootScooter CityScoot

Io sono abbonato a tutte le compagnie così posso utilizzare il mezzo più vicino al luogo in cui mi trovo. A questo proposito vi segnalo un app, si chiama Urbi. Qui il link ve lo metto. Aggrega in un’unica mappa tutti i mezzi disponibili, evitandovi il fastidio di doverle consultare tutte, una per una. Scaricatevela e mi ringrazierete. Quando salite in groppa allo scooter non dimenticate di indossare il casco, ovviamente. Ché senza, oltre al rischio di battere la capoccia dura che avete, v’è quello delle multe salate. All’interno della sella o del baule trovate anche le cuffiette monouso da mettervi in testa, così da evitare il contatto diretto col casco e coi pidocchi. Raggiunta la vostra destinazione potrete, nel rispetto del Codice della Strada, parcheggiare il mezzo dove vorrete; non c’è alcun bisogno di riportarlo all’origine né è previsto -grazie a Dio- di lasciarlo in apposite autorimesse. Chiudete il noleggio utilizzando la app e togliete il disturbo. I costi? Dai 20 ai 29 centesimi al minuto per gli scooter. Le bici costano meno. Il conto vi arriva dritto dritto nella mail un istante dopo la chiusura del noleggio.

Anche le automobili sono oggetto di sharing.

Anche le automobili sono oggetto di sharing. Vi sono compagnie che, nelle grandi città, condividono Smart, Fiat 500, BMW e altro. Io però non le utilizzo quasi mai, per il semplice fatto che nei centri urbani in macchina, a differenza di quel che accade con lo scooter, le code te le becchi tutte e hai comunque il problema fastidiosissimo del parcheggio. Molto meglio, secondo il mio per nulla modesto parere, muoversi a cavallo del motorino.

Per concludere.

Per concludere, da quando utilizzo la sharing mobility, ho smesso di prendere il taxi, di utilizzare la mia automobile e ho ridotto al minimo l’utilizzo della metropolitana. Ché stare là sotto a respirare quell’ariaccia e a rischiare di farmi sfilare il portafogli non mi è mai piaciuto. Ora sono libero di raggiungere le grandi città in treno e di girarvi poi in motorino, godendomi le vie del centro senza produrre emissioni inquinanti, spendendo cifre ragionevoli e fruendo di una libertà di movimento e di parcheggio che prima d’ora non era nemmeno immaginabile. A qualsiasi ora, in qualsiasi zona del centro. Una pacchia.

Voi, però, che di mobilità urbana non capite un fico secco, continuate a viaggiare in automobile. A cavallo di uno scooter non vi ci vedo proprio. E nel mentre leggetevi L’ultima auto a benzina. La mobilità sostenibile per il XXI secolo. Di Mario Grosso. Edizioni Zanichelli. Così cominciate a capirci qualcosa. Ne avete un disperato bisogno.