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The Runner: la recensione

Un pazzo criminale prende in ostaggio un bambino e ricatta la mamma: se non uccide il testimone chiave di un processo, il figlio morirà.
the runner gal gadot

È da un sacco di tempo che non mi cimento nella recensione di un film. Complice il ciclopico raffreddore che mi costringe a casa vittima di una congestione nasale senza precedenti, oggi -se non crollo prima di riuscirci- voglio recensire The Runner, il film uscito su PrimeVideo lo scorso 2 settembre. La protagonista, interpretata da una Gal Gadot che fa ancora una volta sfoggio della sua arcinota fisicità, è una brillante avvocata e madre single di Noah, bambino diabetico che viene rapito.

L’idiota che lo rapisce, un criminale interpretato da Damian Lewis, telefona a Maia mentre la protagonista, dopo aver lasciato suo figlio all’ingresso della scuola, si è già fiondata di gran lena tra i parchi di Londra per la sua solita corsa mattutina. L’uomo, che dimostra di conoscere tutti i dettagli della vita di Maia, ricatta la donna: l’avvocata ha sessanta minuti di tempo per uccidere il testimone di un importante processo, la cui deposizione avverrà appunto di lì a un’ora. Per tenere sotto scacco Maia, il criminale, che ha già hackerato il suo telefono per localizzarla e per intercettare ogni sua comunicazione, assume il controllo da remoto della pompa insulinica del figlio e gli somministra una dose eccessiva di insulina per far crollare i livelli di zucchero nel sangue e mandare il bambino in coma ipoglicemico. Se entro un’ora Maia ucciderà il testimone, lo psicopatico inietterà a Noah il farmaco salvavita. Diversamente il bambino morirà. Per ordine del pazzo scatenato, Maia dovrà raggiungere il testimone senza mai smettere di correre. Ciò le consentirà di arrivare in orario e, nello stesso tempo, le impedirà di riferire ad altri la sua tragica disavventura.

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La trama, di per sé, potrebbe essere avvincente. Non è la prima volta che assistiamo a storie coinvolgenti fatte di malcapitati comandati a distanza e costretti a compiere gesti ignobili pur di salvare la loro vita o quella di qualcun altro. A rendere poco trascinante The Runner, tuttavia, è l’eccessiva frenesia della storia stessa, che gioca tutte le sue carte puntando quasi esclusivamente sui ritmi che la protagonista, di corsa appunto, deve sostenere per arrivare alla metà in tempo utile. Tutto è grottescamente subordinato alla corsa contro il tempo che caratterizza la narrazione e che spesso cade nell’inverosimile se non addirittura nel comico, come quando Maia, dopo essere stata investita con violenza da una grossa automobile, viene soccorsa in pochi istanti e, sempre in pochi istanti, è di nuovo in piedi per riprendere la propria corsa come niente fosse.

La storia, dunque, rimane bloccata in un vero e proprio limbo: troppo ingessata per assumere le vesti dell’action-move, troppo inverosimile, spesso assurda, per pretendere di indurre la tensione tipica del thriller. La sensazione è dunque che il film soffra di un’ambiguità dagli effetti letali: non ha la capacità di tenerti col fiato sospeso né riesce a divertirti.

Note positive? Una: Gal Gadot, che conferma ancora una volta la sua straordinaria fisicità, già ammirata in Wonder Woman. Ma in alcuni passaggi anche la sua interpretazione fa fatica a liberarsi dell’intero equivoco di fondo che ammorba la pellicola e che le impedisce di coinvolgerti come forse il regista britannico Kevin Macdonald avrebbe sperato. Con un po’ di coraggio la storia avrebbe potuto rendersi molto più adrenalinica. Voto? Cinque.

 

 

 

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